Il mondo guarda un’Italia che si stenta a riconoscere.

Il lavoro, qualunque esso sia, dovrebbe essere assoggettato a regole etiche inderogabili alle quali, titolari e dipendenti, dovrebbero attenersi per non incorrere in sanzioni di una certa entità fino alla chiusura dell’attività o al licenziamento.
Assistere a scene come quelle che abbiamo visto nei Tg di ieri, in cui ci si contendeva i cadaveri dilaniati nell’incidente di Rossano dove sei lavoratori stranieri hanno perso la vita, è indice di una mancanza di civiltà, di etica, di morale, che non si può certamente attribuire alla crisi economica che stiamo vivendo e per cui si è disposti a qualunque cosa pur di avere dei guadagni. E’ ben altro il problema. Abbiamo dato un’immagine veramente pessima di un Paese intero, ma soprattutto della Calabria, già di per sé oggetto di “sguardi negativi” da parte dell’opinione pubblica, e di un degrado morale che a mio avviso non ha precedenti.
Non parliamo più del delitto di ‘ndrangheta o di politici corrotti o di devastazione del territorio: qui stiamo parlando di totale mancanza di rispetto per i morti e per chi li sta piangendo. Stiamo parlando di vite spezzate di persone che già mortificavano se stesse e che venivano mortificate per una situazione di lavoro in condizioni precarie, spesso sottopagate e senza alcuna tutela sociale, a cui è stata aggiunta una mortificazione ancora peggiore venendo trattate come “oggetti” da cui ricavare ancora ulteriori guadagni.
E’ disonorevole come uomini, come cittadini, come Stato, assistere passivamente a scene di questo tipo senza intervenire in alcun modo. Chi ha chiamato queste imprese? E se non lo ha fatto nessuno, come mai si trovavano in tante sul posto e tutte pronte ad accaparrarsi le salme? Non c’era nessun magistrato presente? E le Forze dell’Ordine?
Ecco perché sarebbe necessario regolamentare anche eticamente il lavoro, dare delle disposizioni precise di comportamento dalle quali non si debba e non si possa prescindere, una sorta di Codice Deontologico obbligatorio al quale attenersi per poter ottenere i permessi per esercitare un’attività, qualunque essa sia, o per poter evitare il licenziamento.
L’essere umano dimentica troppo spesso che non sempre ci si trova ad avere “il coltello dal lato del manico” e assume comportamenti disdicevoli, irrispettosi, violenti, senza pensare minimamente che il suo “dire” o il suo “fare” potrebbe offendere altre persone, far loro del male. E non importa se questo tipo di comportamento fa male psicologico o fisico -o ambedue le cose-: il rispetto per l’altro, che sia vivo o che sia cadavere, è una condizione dalla quale non si dovrebbe mai prescindere, per nessuna ragione.
Abbiamo dato al mondo un’immagine degradante di un settore che troppo spesso sta offrendo riprova di comportamenti poco edificanti, ed il mancato intervento da parte dello Stato con una presa di posizione rigida, netta ed immediata, li sta quasi legittimando. Non basterà chiedere scusa al Popolo Romeno o ai popoli di qualunque Paese abbia guardato quelle terribili immagini, no: occorre ben altro da parte di uno Stato civile.

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2 comments

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    Sembra, da un articolo che ho visto poco fa, che il Sindaco di Rossano abbia sospeso le licenze alle imprese di pompe funebri. Personalmente, gliele avrei proprio revocate, ma almeno spero che la sospensione sia per un periodo abbastanza lungo da portarli a riflettere, capire e migliorarsi, per se stessi e per gli altri…

  • con questo episodio abbiamo veramente toccato il fondo , è di uno squallore tale da farmi vergognare di essere calabrese . Io non so come funzioni in questi casi ma penso che un magistrato o le forze dell ‘ordine non debbano assolutamente permettere una cosa del genere , uno scempio perpetrato tra l’altro davanti ai familiari delle vittime che oltre al dolore della perdita , hanno dovuto subire anche l’ oltraggio delle salme . vergogniamoci !!!!