Italia, un Paese sempre più alla deriva

Viviamo in una società malata, da troppi anni guidata da governi formati da ministri poco consapevoli della realtà che vivono gli italiani, e da tantissimi parlamentari che, pur di  restare incollati alla poltrona, hanno approvato leggi che impediscono, di fatto, al popolo di scegliere i candidati da votare ed eleggere.

Ma se questo avesse comunque portato dei vantaggi al Paese sarebbe stato sopportabile ed accettabile. Il guaio è che la maggior parte delle leggi sono state “ideate” per favorire le banche e non per tutelare i risparmiatori, per favorire le case farmaceutiche e non per tutelare la salute pubblica, per favorire il business in genere delle grandi multinazionali e mai per tutelare i consumatori.

Lo scandalo peggiore lo hanno messo in atto con la Scuola che avrebbe dovuto e dovrebbe formare le nuove generazioni e che, invece, hanno prodotto un ormai riconosciuto abbassamento del livello culturale e un peggioramento nel processo educativo che la scuola aveva sempre svolto e che oggi non riesce più a svolgere.

Si mandano allo sbaraglio come se niente fosse persone che mai hanno preso posto dietro una cattedra, senza fargli fare un tirocinio adeguato (l’anno di prova non può considerarsi tale per questo lavoro). Gli insegnanti devono aggiungere ore ed ore di riunioni e incontri extra orario di lezione, invece che essere lasciati a riposare per riprendere la carica necessaria per il giorno successivo dopo essere stati con classi di oltre venti bambini fortemente stimolati dalla tecnologia e dall’elettronica, e che non rispondono neppure alle più elementari regole della buona educazione troppo spesso non impartita in famiglia. Lo stipendio è ridicolo per le responsabilità loro demandare e per la mole di lavoro che svolgono, e troppo spesso, tornati a casa, non hanno la forza per dedicarsi alla propria famiglia, alimentando il circolo vizioso con i propri figli che a scuola arrivano senza il giusto supporto familiare. I bambini più fortunati, vengono seguiti da insegnanti che, nonostante tutto, si sforzano per fare lezione e per prepararli con tutto ciò che la scuola dovrebbe loro insegnare. Altri, meno fortunati, hanno insegnanti che trascorrono le ore di lezione tra il fumare -nonostante sia vietato-, il conversare con i colleghi, il proiettare film sulle LIM per tenere buona la classe,  le uscite in giardino, le gite e i tanti progetti inutili che servono solo ad arrotondare lo stipendio e a fare bella figura con i Dirigenti. Gli alunni di questi insegnanti non conoscono la differenza tra un aggettivo e un pronome, non sanno coniugare i verbi, non sanno fare una divisione e così via. I dirigenti non visitano più le classi come si faceva un tempo per interrogare gli scolari e rendersi conto se il lavoro viene svolto correttamente, non danno peso o non assumono posizione quando vengono loro segnalati casi problematici nelle classi per non irritare i genitori e per non far perdere prestigio alla scuola. E così la Scuola, invece, va alla deriva, giorno dopo giorno.

Sicuramente ci sono le eccezioni, ma casi come quelli descritti sono all’ordine del giorno e in numero preoccupante.

Il Ministero della Pubblica Istruzione evidentemente è convinto che tutto vada bene, perché se invece dovesse essere consapevole della situazione reale della Scuola italiaitalia-un-paese-alla-derivana -un tempo fiore all’occhiello dell’Italia-, allora la cosa sarebbe ancora più grave. Dal Ministro Fedeli labili annunci sull’incremento degli stipendi (che se avverrà sarà di qualche ridicola e mortificante decina di euro mensili) e annunci convinti sull’aumento della formazione per i docenti che vorrebbe quasi quotidiana (incrementando il “mercato” della formazione che è diventato un vero e proprio business). Mi chiedo se sia mai entrata in una scuola primaria per vedere se sia questa la necessità reale o se sia, invece, necessario rivedere le mansioni del “collaboratore scolastico”, una maggiore presenza nelle classi dei Dirigenti Scolastici, meno stress con adempimenti che tolgono tempo e serenità a chi ogni giorno si trova ad insegnare l’italiano, la storia, la geografia, la matematica, ecc… a bambini che talvolta si addormentano in aula perché stanchi per le troppe attività (e qualche volta anche per i troppi compiti a casa assegnati da quegli insegnanti che in classe non fanno nulla).

Quello che mi spaventa e mi lascia profondamente deluso è il fatto che tutti gli errori commessi oggi nella scuola, li pagheranno i nostri figli domani, quando si affacceranno al mondo del lavoro, quando si appresteranno a formare una propria famiglia, quando dovranno dare il loro contributo politico al Paese.

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