Il mio approccio alla politica.

io a 20 anni[] Anche con la politica il mio approccio è stato molto entusiasmante, almeno nella prima parte. Ricordo che, dietro insistenza di uno dei miei fratelli, mi sono avvicinato ad una delle Sezioni di partito della mia città, l’allora PSI (eh si, proprio il Partito Socialista Italiano, quello di Bettino Craxi), poiché conoscevo attraverso lui uno dei tesserati. Fu un’esperienza per certi versi indimenticabili, perché ci sono entrato durante un’accesa campagna elettorale per l’elezione del Consiglio Comunale, e allora, parliamo negli anni ’80, il Sindaco veniva scelto dopo, in base alle alleanze con gli altri partiti e agli equilibri nel partito stesso. Ricordo che misi a disposizione la mia modesta competenza in fatto di amplificazione e le mie due enormi e pesanti casse Cabotron amplificate, un mixer 8 ingressi della LEM e quei classici microfoni della RCF difficilissimi da gestire perché fischiavano di continuo. Caricavo tutto sulla Fiat 126 bianca di famiglia, con le casse sopra il portapacchi nero che si deformò già la prima volta che le trasportai. Facemmo tutta la campagna elettorale, coprendo le piazzette delle frazioni in attesa della chiusura che avveniva nella piazza principale del Centro Storico, dove la stessa sera, in un ordine che veniva estratto a sorte, parlavano i principali candidati di tutti gli schieramenti.

Facevo questa mia prestazione con il mio solito spirito di collaborazione e sempre senza chiedere o accettare mai retribuzione (per me era lo spirito di servizio per una cosa utile alla comunità, che aveva le redini della situazione), per questo non capivo come mai c’erano quelli che chiedevano i soldi per la benzina per andare ad attaccare i manifesti, o la scelta di noleggiare a pagamento un impianto per quella tanto attesa serata di chiusura in piazza. Non mi spiegavo il perché non si potesse utilizzare la mia attrezzatura messa a disposizione gratuitamente per tutti i partiti, ma mi dissero che questa era la prassi e che bisognava fare così.
Un’altra cosa che non mi spiegavo era il fatto che se mi trovavo a parlare con qualcuno dei candidati, gli altri mi scansavano, fingevano di non vedere il mio saluto. A distanza di anni, poi, ho compreso (si fa per dire) le “correnti” nel Partito, quelli che facevano capo a questo o a quel Consigliere Regionale, a questo o quel Deputato. Insomma, scoprii con amarezza che le vere divisioni non erano tra un Partito e l’altro, ma nell’ambito dello stesso Partito, e che -da quel che mi venne spiegato- questa situazione era analoga per gli altri, non solo in quel Partito. Fu una delusione che, unita al fatto che immediatamente dopo le elezioni la Sezione era praticamente sempre chiusa, e che gli accordi che erano stati presi per chi doveva divenire Sindaco in caso di vittoria (praticamente chi nel Partito avesse preso più voti) saltarono immediatamente il giorno dopo del voto, mi portò ad allontanarmi da ogni tipo di attività politica diretta per moltissimi anni, oserei dire fino ad oggi. In effetti ho fatto attività politica, ma non più da dentro le Sezioni, peraltro praticamente scomparse, ma sostenendo idee o persone che ho ritenuto meritevoli del mio appoggio e del mio aiuto.
Una cosa che devo notare di quel periodo, è sicuramente l’incredibile resistenza ed inossidabilità di talune persone che a distanza di oltre trent’anni, sono ancora al timone della vita politica cittadina o, comunque, vicini ai posti di comando. Da questo punto di vista, non c’è stata alcuna evoluzione, alcun cambiamento radicale: la classe politica e dirigente della Città ha mantenuto un’incredibile continuità dando segno di attaccamento quasi morboso all’amministrazione dell’Ente e impedendo, di fatto, la formazione di una alternativa obbligata tra le nuove leve di questa inevitabile attività che non può restare con i posti vacanti. Tanti di coloro che ci hanno provato, hanno lasciato dopo la prima o la seconda legislatura, forse per mancato interesse o forse per non avere trovato gli spazi necessari per continuare ad impegnarsi.
In effetti mi rendo conto che non è facile occuparsi di politica, soprattutto di amministrazione, e che occorre un grande spirito di sacrificio, una dedizione totale verso questo compito e -cosa certamente più importante, per quel che mi riguarda- un grande e forte “stomaco” per digerire e sopportare, oltre che il peso, l’ingratitudine, le ingiurie, i dissensi, le cattiverie, ma anche i bocconi amari nell’ambito dello stesso gruppo dirigente. Decisamente un’attività dalla quale mi sono allontanato con estremo piacere, sebbene non abbia mai smesso di occuparmi di politica attraverso i miei scritti. []

tratto da una biografia in corso d’opera…

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